Verità eterna
di Jainendra Kumar
traduzione di Riccardo Campana
Jainendra Kumar, nato in Uttar Pradesh nel 1905 e morto a Delhi nel 1988, è stato uno scrittore indiano autore di opere in hindi. Durante la sua vita ha scritto diversi romanzi e racconti, di cui nessuno è stato fin’ora tradotto in italiano, e solo tre in inglese: “Il dio in amore” (Prem Mein Bhagwaan), “Peccato e luce” (Paap Aur Prakash) e “Dio della morte” (Yama).
Nel 1971 ha ricevuto il Padma Bhushan (“decorazione del loto”) una delle onorificenze civili più importanti conferite dalla Repubblica dell’India.
La Redazione ha cercato con ogni mezzo il titolare dei diritti del racconto, senza riuscire a reperirlo: resta a piena disposizione per l’assolvimento di quanto occorra nei loro confronti.
In una profonda foresta arrivarono due cacciatori esperti. Si spinsero molto lontano in cerca delle prede, ma non si erano mai imbattuti in una parte così oscura della foresta. Poi, per la stanchezza, si riposarono all’ombra di un grosso albero e iniziarono a parlare tra di loro.
Uno disse: «Che foresta spaventosa!».
L’altro rispose: «E quanto è fitta!».
Così, dopo aver chiacchierato ed essersi riposati, i due cacciatori proseguirono il loro cammino.
Al loro passaggio un palissandro che era lì vicino disse all’albero banyan: «Nonno banyan, chi erano quelli che stavano alla tua ombra? Se ne sono andati?».
Il banyan rispose: «Sì, sono andati via. Non li conosci?».
Il palissandro disse: «No, ma mi sono sembrati molto strani. Chi erano, nonno?».
Il nonno rispose: «Li ho visti per la prima volta quando ero piccolo. Si chiamano uomini. Non hanno foglie ma solo tronchi. Hai visto come camminano? Se ne vanno su quei due rami che spuntano dal loro fusto».
Il palissandro: «Nonno, perché queste persone vivono nella bassezza e non raggiungono mai le nostre altezze?».
Il nonno banyan spiegò: «Non hanno radici come noi. Su cosa potrebbero crescere? Camminano qua e là, ma non riescono ad andare verso l’alto. Non so proprio come riescano a vivere senza radici!».
Nel mentre, l’albero di acacia, che filtra e pulisce l’aria e che ha spine sul tronco, disse: «Ehi nonno! Tu hai vissuto per molto tempo. Dimmi, l’hai mai vista questa ‘foresta’? Quegli uomini stavano parlando di una foresta spaventosa. Tu l’hai vista?».
Il palissandro disse: «Sì nonno, raccontalo anche a me! Cos’è questa foresta?».
Il nonno banyan disse: «A dir la verità, nonostante io sia così vecchio, non ho mai visto questa spaventosa foresta. Posso dire di aver visto tutti gli animali: i leoni, i leopardi, gli orsi, gli elefanti e i lupi. Ma l’animale che hanno chiamato ‘foresta’ non l’ho mai visto».
Uno disse: «Io lo so, è più pauroso dei leoni e dei giaguari».
Il nonno disse: «Chi hai chiamato spaventoso? Noi siamo amichevoli con tutti».
L’acacia rispose: «Ma nonno, non è questione di essere amichevoli o meno. Io ho le spine, ma quegli uomini hanno chiamato la foresta ‘spaventosa’. Sicuramente sarà peggio dei leoni e dei giaguari».
Il nonno: «Sì, dev’essere così. L’uomo riesce ad uccidere i leoni e i giaguari solo con un ramoscello infuocato. Lo hanno fatto davanti a me, ma non ho mai visto il cadavere di ciò che chiamano ‘foresta’. Di sicuro è un essere terrificante».
Così iniziarono a discutere, ma tra loro nessuno conosceva l’animale chiamato ‘foresta’. Gli altri alberi che erano lì intorno, il sal, il semar e il siras, presero parte a quella discussione. Nessuno voleva accettare l’esistenza di un essere tanto terribile. Nessuno ne sapeva niente, eppure tutti temevano quella creatura sconosciuta.
Lì vicino c’era un bambù, che al vento produce un fruscìo melodioso, e facendo un fischio, dal suo posto disse: «Ditelo anche a me! Ditelo anche a me! Che succede? Sarò pure cavo, ma so un sacco di cose».
Con un tono serio l’anziano banyan disse: «Dicono che tu sia astuto… dicci, hai mai visto una foresta? Noi tutti vogliamo saperlo».
Il bambù rispose in maniera elegante: «Io lo so, il vento continua a far risuonare la parola ‘foresta’ attraverso me e non si ferma. In ogni momento la sento… la foresta… ma non la conosco. Qualcuno l’ha mai vista?».
Il nonno banyan disse: «Perché parli con tanta furbizia senza sapere niente?».
Con la melodia del suo fruscìo, il bambù rispose: «Dentro di me il vento scorre sempre e non si ferma mai, sono cavo. Io non parlo, suono. È lui che parla attraverso di me».
Il vecchio allora disse: «Ehi signor bambù, tu non sei consistente ma sei bello rigido. Se fossi stato più integro avresti saputo come piegarti. Non c’è nulla nella sola altezza».
A quel punto lo sdegno del signor bambù fu tale che il suo fruscio si fece più intenso, come a dire: «Ecco, guardate quanto sono alto!».
Rivolgendosi di nuovo agli altri, il nonno banyan disse: «Penso che tutti noi vorremmo chiedere all’erba riguardo questo argomento. Lei arriva ovunque e si diffonde dappertutto, sta al suo posto e nessuno se ne può lamentare».
Allora tutti le chiesero: «Erba, tu conosci la foresta?».
L’erba disse: «No, nonno, non la conosco. So solo delle radici delle persone. Certe cose sono troppo alte per me. Riconosco tutti dal tocco dei loro piedi. Quando avverto un colpo pesante sulla mia testa, allora mi dico che quella dev’essere una creatura potente. Se il passo è invece leggero, so che è quello di un infelice. Eh, nonno, ho molto a che fare con la tristezza! Sono distesa in lungo e in largo, e cerco solo quella. Tutto succede al di sopra di me, ma questa foresta non l’ho proprio mai sentita».
Il nonno disse: «Quindi non puoi dirci niente?».
L’erba rispose: «Ma nonno, non mi hai vista? Sono solo una povera disgraziata».
La faccenda si fece complessa ma la saggia erba proseguì: «Nonostante la sua eloquenza, il signor bambù non ha saputo dire niente. E anche lo stesso nonno banyan è molto curioso. Qui nessuno sa come trovare la creatura spaventosa chiamata ‘foresta’».
Nel mentre arrivò il leone, Pashuraj, il re degli animali. Aveva i denti aguzzi, la criniera che gli adornava il collo e la coda rialzata: si fece strada in modo lento ma fiero e ruggendo, iniziò a bere da un fiumiciattolo mormorante lì vicino.
Il nonno banyan chiamò il leone: «Ehi, fratello leone, tu che sei così forte, chissà dove vai a caccia… mi potresti dire una cosa?».
Mentre beveva il leone alzò lo sguardo con orgoglio e, ruggendo, disse: «Dimmi, cosa vuoi?».
Il nonno banyan rispose: «Noi abbiamo sentito che c’è una certa ‘foresta’ che è qua intorno e che è molto spaventosa. Sappiamo già che hai sconfitto tutti. C’è mai stata una lotta tra di voi? Dicci, com’è questa creatura?».
Ruggendo ancora, il leone disse: «Portatemela davanti questa ‘foresta’… pensi che io non sia capace di strapparla e farla a pezzi? Cosa può fare di fronte a me?!».
Il nonno banyan disse: «Quindi non hai mai incontrato la foresta?».
Il leone rispose. «Se l’avessi incontrata non sarebbe viva per raccontarlo. Qui lo dichiaro: se c’è, questa foresta, che si presenti davanti a me. È una sfida aperta: o io o lei».
Così dicendo, il leone coraggioso ruggì talmente forte che dappertutto risuonò come il fragore di un esercito. Le foglie del tronco del nonno banyan iniziarono a tremare. Gli uccellini che vivevano nei nidi del suo corpo si svegliarono cinguettando. Un profondo terrore si diffuse in tutte le direzioni. Ma quel ruggito, echeggiando, si disperse nel vento e nessuno rispose alla chiamata.
A quel punto il leone disse con orgoglio: «Ma voi come sapete che qua intorno c’è una foresta? Quando ci sono io, voi non dovete preoccuparvi di alcuna foresta. Non c’è da nessuna parte. Quando ci sono io non dovete preoccuparvi di nessun altro».
Il nonno banyan allora proseguì: «Hai ragione. Io sono qui da centinaia di anni. Se questa foresta esistesse, l’avrei sicuramente vista. E poi ci sei tu… chi altro potrebbe resistere? Eppure, quegli esseri che camminano su due rami, gli uomini, stavano parlando della foresta proprio qui, riposando sotto la mia ombra. Sembra che quegli uomini senza radici sappiano qualcosa in più di noi».
Il leone aggiunse: «Io li conosco gli uomini. Mi piace mangiarli: la loro carne è tenera ma sono esseri astuti. Se li devi mangiare sono buoni, altrimenti non devi fidarti di questi esseri. Il loro parlare può essere pericoloso, c’è inganno in quello che dicono».
Il nonno banyan stette in silenzio, ma gli altri dissero: «Re leone, molte creature si nascondono dalla paura che hanno di te e non osano neanche avvicinarsi. Magari anche la foresta si sta nascondendo. Il tuo dominio rimane incontrastato. Certe cose così misteriose andrebbero chieste ai serpenti che vivono con la testa nascosta sotto terra. Se c’è qualcuno che conosce i segreti qui sono gli esseri che, come i serpenti, vivono con la testa sepolta nell’oscurità. Noi alberi stiamo sempre con la testa verso la luce, cosa ne possiamo sapere«.
Il leone disse: «Quello che dico è vero. Non è rispettoso dubitare delle mie parole. Finché ci sarò io non dovrete temere nessun altro. Cosa ne sanno i serpenti? Come possono sapere qualcosa in più di me?».
Sentite queste parole, il nonno banyan stese a terra le sue liane, rimase immobile e non disse nulla. Anche gli altri rimasero in silenzio. A quel punto alcune spine dell’acacia sarebbero già venute fuori ma essa non perse la pazienza e non aprì la bocca.
Alla fine, sbadigliando, il leone se ne andò lentamente.
Poi si fece sera, e alla tenue luce del tramonto tra i ciuffi d’erba si intravide il corpo lucido di Nagaraj, il re dei serpenti. L’acacia, avendo la vista acuta, disse subito: «Nonno! Ehi nonno banyan! Guarda, c’è il re dei serpenti. È un essere molto saggio, come posso starmene in silenzio? Chiedigli se ha visto dove si nasconde questa ‘foresta’».
Il nonno banyan aveva l’abitudine di starsene in silenzio la sera. Disse: «La notte sta arrivando e non è il momento di parlare».
L’acacia alzò la voce e insistette supplichevole: «Ti prego nonno banyan, chiediglielo. I serpenti vivono sempre nascosti: siamo stati veramente fortunati a vederlo. E poi questo serpente è molto scuro, sarà sicuramente un saggio. Guarda il suo corpo come brilla. Non dovremmo perdere questa opportunità, dovremmo chiedergli se sa qualcosa».
Il nonno banyan fermò il serpente e con tono serio chiese: «Ehi serpente, puoi dirci cos’è la ‘foresta’ e dove risiede?».
Il serpente fu colto di sorpresa: «Dove risiede chi? Che cos’è questo essere? Neanche sotto terra all’inferno ho mai visto niente del genere».
Il nonno banyan disse: «Noi non sappiamo niente a riguardo, speravamo che tu potessi dirci qualcosa. Tu sei il signore del sottosuolo, nessuno lo conosce meglio di te, per questo te lo abbiamo chiesto».
Il serpente rispose: «Non c’è pertugio della terra che io non conosca, li ho percorsi tutti, dal primo all’ultimo e ne conosco tutte le differenze. Ho fatto tesoro di tutta la loro conoscenza. E ora voi cosa state dicendo? Non capireste… la vostra foresta… la verità del profondo è incomprensibile. Quella invece è una cosa superficiale. Non mi occupo di certe cose così frivole».
Il nonno banyan stava per dire qualcosa ma il serpente lo interruppe: «È una finzione». E, detto ciò, si allontanò.
Il fatto è che tutti gli animali e piante si erano interrogati insieme su cosa fosse la foresta e su dove vivesse. La conoscenza che ne venne fuori scaturiva proprio dal loro incontro.
Nessuno di loro era ignorante, eppure nessuno conosceva la foresta. Uno, due, dieci, venti individui non ne sapevano niente. Ma non può esistere una cosa di cui nessuno sa nulla. Infatti, tutti questi esseri ne hanno parlato, ne hanno discusso e hanno espresso le loro opinioni.
Da questa conversazione era nata una sorta di conoscenza, e alla fine erano arrivati alla conclusione che gli uomini con due gambe non sono esseri onesti. Quando avevano parlato della foresta l’avevano creata. In realtà, questa non esisteva.
In quel momento decisivo il nonno banyan disse: «Fate venire di nuovo qui quegli uomini. Questa volta dobbiamo chiedergli chiaramente cosa sia la foresta. Se ce lo diranno, bene, in caso contrario smetteranno di raccontare inutili bugie. Ad ogni modo, prima di chiederglielo non è saggio decretare che la foresta sia nostra nemica. Dicono che sia spaventosa, ma che ne sappiamo?».
Ma il nonno banyan non fu persuasivo. I giovani dissero che il nonno banyan era vecchio e spaventato. Fu decretato che la foresta non esisteva.
Una mattina, a causa di un problema, i due cacciatori tornarono in quel luogo. Al loro arrivo tutti si svegliarono. Molti degli abitanti della giungla iniziarono a manifestare la loro protesta parlando in diversi dialetti. Sembrava che stessero condannando gli uomini, i quali iniziarono a sentirsi in pericolo e presero le armi. Il nonno banyan riconobbe quei piccoli ramoscelli che sputavano fuoco.
Interruppe gli altri e disse: «Ehi, come mai siete così nervosi? Se li uccidiamo non cambierà nulla e non avremo risposta. Aspettate. Non ne trarremo niente da tutta questa rabbia. Fermatevi, sarò io a porre loro le nostre domande».
Avendo detto ciò, il nonno banyan chiese agli uomini: «Fratelli, mettete giù quelle bocche vuote che sputano fuoco, non abbiate paura. Ora diteci cos’è quella foresta di cui parlavate. Diteci, dove si trova?».
Gli uomini, tranquillizzati, abbassarono le armi e dissero: «La foresta è qui, dove ci troviamo adesso».
La loro risposta fu tale che generò una miriade di altre domande: «Dove è la foresta? Dove non è? Siete voi, sono io, è questo, è quello? Dove può essere la foresta? State mentendo!».
«Furfanti!».
«Egoisti!».
«Uccidiamoli!».
Vedendo tutto ciò gli uomini si spaventarono e ripresero i fucili. Il nonno banyan prese in mano la situazione e chiese: «Sentite uomini, se sarà decretato che state mentendo, verrete giustiziati. Credete di farci paura con questi sputafuoco, ma dei vostri corpi non rimarrà nessuna traccia. Se invece non state mentendo, diteci: cos’è questa foresta?».
Il capo dei due disse con stupore misto a paura: «La foresta è qui, dove ci troviamo tutti adesso».
Con le spine bene in vista l’acacia disse: «Non dite fandonie! Quello è il semar, quello è il siras, quello è il sal e quella è l’erba. Quello è il re dei serpenti Nagaraj. Quella è l’acqua. Quella è la terra. E quello alla cui ombra vi trovate è il nonno banyan. Dov’è la vostra foresta? Perché non la vediamo? Non mentiteci».
Il capo degli uomini disse: «Tutto questo è la foresta».
Allora uno disse con rabbia: «Spiegate bene, altrimenti farete una brutta fine».
Cosa potevano dire i poveri uomini? Vedendo la situazione iniziarono a temere per le loro vite. Nel loro linguaggio umano (fino ad adesso avevano usato il dialetto della natura) uno disse all’altro: «Perché non gli diciamo che la foresta non c’è? Nessuno la vede! Chi credi che siano questi?».
L’altro disse: «Non glielo dirò».
«Vuoi morire?».
«Nessuno vive per sempre. Come posso ingannare queste creature innocenti?».
Allora il capo disse a tutti: «Fratelli, la foresta non è né lontano né fuori. Voi tutti siete la foresta».
Ancora una volta le domande li travolsero come una pioggia di proiettili.
«Cos’hai detto? Io sarei la foresta? Allora chi sarebbe l’acacia?»
«Bugiardi! Come faccio a negare che io sono il bambù? Tutte le fibre del mio corpo dicono che io sono il bambù».
«E io l’erba».
«E io il leone».
«E io il serpente».
In quel momento, gli uomini e il nonno banyan si stavano parlando ma nessuno riuscì a sentire. Dopo aver parlato, un uomo si arrampicò sui rami di quel grande banyan fino a raggiungerne la cima. Lì vide un paio di nuove foglie che stavano sorridendo rivolte verso il cielo. L’uomo accarezzò quelle foglie con amore, e mentre le accarezzava, si rese conto che esse gli avevano lasciato un messaggio, come un mantra.
Vedendo la scena, tutti gli esseri rimasero ammutoliti. Non riuscivano a capire.
Mentre la osservava, la coppia di foglie si agitò. Le foglie presero coscienza e guardarono in basso. Non si sa cosa videro, ma iniziarono a tremare e diventarono rosse. Un attimo dopo iniziarono a luccicare, come se avessero visto le parti nell’insieme, dove è l’insieme e dove la parte. Allora l’uomo scese giù e si mise dove tutti gli altri potessero vederlo. Il nonno banyan era in uno stato di tale calma da sembrare un asceta, e l’evento interruppe la sua meditazione. Si svegliò, come se avesse ricevuto qualche sensazione dall’alto della sua mente e, allo stesso tempo, dal profondo del suo cuore.
A quel punto tutto piombò nel silenzio, ma il nonno banyan lo ruppe e disse: «È così».
Dicendo questo tornò in silenzio. Gli altri lo chiamarono: «Nonno, nonno!…»
Egli si limitò a dire: «È veramente così? Dov’è?…Tutto è dovunque. E noi? Noi non siamo, lei è».
